Su Facebook e Instagram, un annuncio con un’immagine fatta o ritoccata con l’intelligenza artificiale va dichiarato. Non da qualche mese: adesso.
È una di quelle regole entrate in vigore senza che nessuno mandasse una email, e che tanti scoprono quando un annuncio viene rifiutato.
Cosa conta come «fatto con l’IA»
Qui sta l’equivoco. Molti pensano che riguardi solo chi genera un’immagine da zero scrivendo una frase. È una parte piccola del problema.
| va dichiarato | non va dichiarato |
|---|---|
| un’immagine generata da zero | ritaglio, rotazione, raddrizzamento |
| lo sfondo sostituito o inventato | correzioni di luce e colore |
| un prodotto messo in una scena che non esiste | ritocchi di nitidezza |
| un volto o un corpo modificati oltre il filtro normale | filtri estetici normali |
| una voce sintetica sopra il video | sottotitoli, tagli, montaggio |
| parti di immagini diverse composte insieme | ridimensionamento per i formati |
La riga che conta è la quarta. Se hai preso la foto vera di un prodotto e gli hai cambiato lo sfondo con uno strumento di intelligenza artificiale, quella è una creatività da dichiarare, anche se il prodotto è autentico e la foto l’hai scattata tu.
E se usi gli strumenti di Meta stessa dentro il suo pannello, quelli che generano lo sfondo o aggiungono movimento, l’etichetta te la mette lui, da solo, senza chiedertelo.
Cosa succede se non lo dichiari
Non ogni annuncio non dichiarato viene bloccato all’istante. Meta ha i suoi sistemi che riconoscono i contenuti generati, e quando li trova applica l’etichetta per conto suo.
Il problema arriva nelle categorie delicate, e in particolare con le persone fotorealistiche generate: lì l’annuncio viene rifiutato, e il rifiuto lascia un segno sull’account. I segni si accumulano, e un account con una storia di infrazioni viene trattato peggio in tutto il resto.
Il calcolo è semplice: dichiararlo non costa niente, non dichiararlo può costare la pubblicazione nel periodo in cui vendi di più.
Perché la gente ha paura dell’etichetta, e perché ha torto
L’obiezione che sentiamo è sempre la stessa: «se scrivo che è fatta con l’IA, la gente si fida di meno».
Ribaltiamola. L’etichetta non dice «questo prodotto non esiste». Dice che l’immagine è stata costruita con uno strumento. E oggi lo sanno tutti che mezza pubblicità è costruita: nel 2026 lo sospettano anche quando non è vero.
La differenza la fa cosa mostri. Una scena ambientata, generata, con dentro il tuo prodotto vero e le sue misure giuste, è onesta. Un prodotto modificato per sembrare più bello di com’è, quello sì che è un problema, con o senza etichetta, perché chi lo riceve a casa se ne accorge e chiede il rimborso.
Vale anche per lo strumento di Meta che ricava video dalle foto dei prodotti, che genera contenuto a tutti gli effetti.
La regola che usiamo noi è una sola: con l’intelligenza artificiale si costruisce intorno al prodotto, non si tocca il prodotto. Lo sfondo, la luce, l’ambiente si possono inventare. Forma, colore, materiale e proporzioni di quello che vendi devono restare quelli della foto vera.
Le quattro cose da fare questa settimana
Guarda le creatività che hai in giro adesso. Non quelle che farai: quelle attive. Per ognuna, una domanda sola: è stata generata o modificata con uno strumento di intelligenza artificiale? Se la risposta è sì, va dichiarata.
Scrivilo nel foglio dove tieni i materiali. Una colonna sola, «fatta con l’IA», sì o no. Sembra burocrazia, ed è quello che ti salva fra due mesi quando non ti ricordi più come era nata un’immagine.
Dillo a chi ti fa le grafiche. Se le creatività arrivano da un grafico esterno o da un’agenzia, devono dirti cosa hanno usato. Molti strumenti di ritocco oggi hanno dentro funzioni di intelligenza artificiale senza che si chiamino così: il riempimento automatico di uno sfondo è generazione a tutti gli effetti.
Non generare persone fotorealistiche. È la categoria dove il rifiuto è più probabile e il guadagno più basso. Se ti serve una persona, o la fotografi, o usi un’immagine con licenza, o costruisci la scena senza volti riconoscibili.
Non è solo Meta
La stessa cosa sta succedendo sulle altre piattaforme, con regole scritte in modo diverso ma che vanno nella stessa direzione: chi pubblica deve dire quando un contenuto è costruito.
Chi si organizza adesso lo fa una volta sola. Chi aspetta lo farà di corsa, piattaforma per piattaforma, probabilmente mentre una campagna è ferma.



